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01/11/11

A Ragusa alla scoperta della grotta delle Trabacche e delle cave di asfalto di Streppenosa

Contro le minacce dei tuoni e del cielo ci possono salvare dimore sotterranee e grotte scavate in profondità
Questioni Naturali, Seneca libro VI, cap I

Il termine turismo deriva dal  francese "tour" che ben specifica l'azione di andare in giro di quei primi viaggiatori divenuti poi per merito di un pastore protestante di nome Thomas Cook , fondatore della prima agenzia di viaggio britannica, turisti organizzati a pieno titolo.
In ambito nazionale la figura di Luigi Vittorio Bertarelli fondatore nel 1894 del Touring Club Ciclistico Italiano che diverrà in seguito il Touring Club Italiano, diede forte impulso all'attività turistica e alla conoscenza del nostro paese attraverso le numerose guide dagli itinerari dettagliati.La prima guida di Sicilia venne pubblicata da Bertarelli nel 1919 che si avvalse delle descrizioni dell'archeologo Paolo Orsi.
Molto più complesso sarebbe invece l'analisi dell'espressione dialettale siciliana "firriari de ceca in meca"  che l'esilarante personaggio di Cicca Stonchiti nella commedia "I civitoti in pretura" di Martoglio, utilizza storpiandola in: firriari l'arca e la mecca che ancora oggi viene usata per indicare colui che va di qua e di là senza una meta precisa e spesso senza trovare quello per cui aveva intrapreso il viaggio.
Abbiamo deciso per motivi di spazio e leggibilità di rimandarvi a questo link del prof Salvatore.Trovato filologo catanese esperto di dialetti gallo italici,  dove troverete ampie informazioni sull'utilizzo di tale espressione non utilizzata solo in Sicilia.

Per scoprirne le origini e le varie implicazioni linguistiche e toponomastiche vi suggeriamo di rileggere il Don Chisciotte di Cervantes: nella versione originale spagnola troverete nel libro I al cap 18 Sancho Panza dire: ir de Ceca en Meca. Giovanni Meli  fece una traduzione in dialetto siciliano dell'opera di Cervantes ma le versioni presenti in Google book sono state purtroppo ritradotte in italiano poetico.
I curiosi potranno leggere la appassionante biografia del celebre scrittore spagnolo dove apprenderanno che il nobile condottiero iniziò a scivere la sua opera proprio in Sicilia durante il suo ricovero presso l'Ospedale Grande di Messina resosi necessario a causa delle ferite riportate durante la definitiva Battaglia di Lepanto contro le forze ottomane di Mehmet Ali Pasha.
Questa introduzione vale soprattuto per coloro che soprattutto in Sicilia amano girovagare o meglio firriari o furriari di qua e di là alla scoperta delle innumerevoli meraviglie dell'isola e che raramente ottengono incoraggiamenti alla scoperta del territorio da parte delle istituzioni locali e degli operatori turistici che avrebbero l'onere di intercettare i bisogni di questa categoria di viaggiatori interessati a qualcosa in più dei pacchetti preconfezionati. Ci piacerebbe che addetti ai lavori esprimessero il loro parere circa questa palese assoluta mancanza di coordinamento tra i soggetti che a diverso titolo offrono esperienze di turismo diciamo così alternativo, culturale e di scoperta.Attendiamo commenti.
In questo post vi parleremo di due luoghi poco noti ubicati nelle vicinanze di Ragusa, città  che la guida Lonely Planet definisce tranquilla, dignitosa, decadente e...completamente ignorata dai turisti, mentre la guida del Touring già nel lontano 1937 la definiva come una delle più pittoresche città d'Italia.
Qualcuno obietterà che la situazione nonostante il calo generalizzato delle presenze in Sicilia sia molto migliorata soprattutto per merito delle splendide scenografie utilizzate nelle vicende televisive del Commissario Montalbano ideate da Camilleri.Grazie a registi e scenografi in tanti inclusi i siciliani hanno scoperto panorami idilliaci, architetture barocche ignorate per anni e angoli suggestivi per lo più abbandonati ma ben catalogati da aziende specializzate nelle location cinematografiche (vedi Cinesicilia )
Uno di questi luoghi è proprio la Grotta delle Trabacche, termine siculo quest'ultimo che indica proprio un letto decorato con un baldacchino caratterizzante il sito funerario paleocristiano risalente al IV sec d.C che si trova a circa 5 km dal centro di  Ragusa in una località chiamata Contrada Buttino.
Il sito acquisì notorietà per merito delle descrizioni e le illustrazioni effettuate dal pittore Jean Houel che per oltre quattro anni girovagò per tutta l'isola trasferendo poi su carta parole e disegni delle sue scoperte, facendole così conoscere al mondo intero e stimolando da quel momento numerosi viaggiatori che ebbero il desiderio di scoprire quest'isola e soprattutto le sue meraviglie nascoste.
Houel descriveva la grotta delle trabacche come uno dei più pittoreschi e spettacolari ipogei cimiteriali , soprattutto a causa della presenza di due monumentali tombe a baldacchino che benchè non uniche in Sicilia sono tra quelle che ancora conservano le false colonne ( 8 e 9) collegate da arcatelle sorrette da capitelli ormai logorati che forse un tempo erano decorati da fini disegni geometrici bizantini.
Il pittore francese aveva già intuito quello che poi avrebbero ripetuto esperti archeologi come Paolo Orsi che parafrasando Houel ribadì che la particolare raffinatezza di tali tombe dette a tegurium indicava la posizione di preminenza dei personaggi in essi deposti che quindi dovevano avere una posizione elitaria nella comunità o essere personaggi di notevole importanza religiosa o forse martiri o presbiteri.
Negli ultimi anni la Grotta delle Trabacche per merito di una joint venture con lo Stato maltese, ricco anch'esso di catacombe e necropoli antiche , ha potuto essere ripulita per mezzo di fondi europei e varie attività sono state poste in essere per rendere tale sito fruibile a quel turismo culturale che non cerca solo mare e ristoranti tipici ma ricerca ancora quelle immagini di una Sicilia più antica ancora nascosta e che a fatica si disvela a chi non è preparato a firriari de Ceca in Meca vista la scarsa segnaletica relativa alle numerose necropoli e ipogei presenti in tutto il ragusano e l'assenza di informazioni adeguate per raggiungerle.
Ipogeo delle Trabacche , photo di Bruno Lipari 2011
Siamo costretti ad invitarvi a telefonare al Comune di Ragusa per chiedere maggiori informazioni sulla possibilità di effettuare la visita della grotta a causa di alcuni atti di vandalismo che hanno richiesto la necessità di porre un cancello che ovviamente ne impedisce la visita autonomamente come era stato fino all'estate scorsa.
Un'alternativa potrebbe essere quella di contattare l'azienda vinicola che produce un bianco Trebacche e che risulta essere proprietaria del terreno dove si trova la grotta e quindi si ritiene possa fornirvi tutte le indicazioni utili alla visita; questo il link dell'azienda agricola Valenti.
Un altro sito ubicato sempre nel ragusano risulta adatto a quei viaggiatori curiosi ignorati dalle statistiche sul  turismo e siamo certi che dovrebbe richiamare l'attenzione di chi  cerca  nuove esperienze, luoghi inusuali o coloro che amano esplorare aree naturali, raggiungere laghi silenziosi, fotografare fiori rari e anche miniere di zolfo e necropoli rupestri. Questi sicuramente coglieranno l'occasione di una visita guidata per ammirare una antica cava d'asfalto ubicata in una località dal nome curioso: Streppenosa.
Sicuramente popoli più antichi che hanno vissuto in abitazioni trogloditiche lungo le pareti delle cave scavate per millenni dai numerosi fiumi il cui nome viene da lontano (Tellaro,Ippari,Acate,Anapo..) hanno esplorato le spelonche e le numerose cavità misteriose presenti su questo tavolato calcareo  arido e non adatto alla vita di quei nuclei familiari ma questo non  ha impedito che esse ne traessero qualche vantaggio. Secondo noi il nome di Streppenosa è l'unione di due termini molto antichi che ripresi dagli arabi ha fatto ottenere lo stupefacente significato di "luogo dei bastoni di luce" che tradotto indica le antiche torcie fatte di fibre vegetali imbevute di pece.
Gli esperti vi spiegheranno come i termini di asfalto e bitume siano in parte intercambiabili benchè con il primo termine si indichi l'insieme di roccia calcarea e bitume.Tuttavia quello che qui ci interessa osservare è che questa cava ha rappresentato per tanti uomini un' occasione di progresso visto che i reperti archeologici ci confermano che anche prima che arrivassero le popolazioni elleniche si faceva uso delle rocce asfaltiche . Dal XVI secolo poi si iniziò a usare tale materia prima per creare statue e decorazioni ancora presenti nella cattedrale di S.Giorgio e S.Giovanni a Ragusa e nel Castello di Donnafugata.
Pochi sanno però che a Ragusa operavano già dall'ottocento aziende francesi e inglesi che favorirono la costruzione delle prime strade asfaltate a Parigi e a Londra utilizzando proprio la materia prima estratta da questa cava e qualche anziano ricorda ancora come si caricasse su carretti la roccia asfaltica assemblata in grandi riquadri neri e la si portasse sino al porto da cui raggiungeva le principali città europee.
Per ritornare indietro nel tempo e provare l'emozione di entrare nel cuore di una montagna calcarea dove al suo interno le pareti trasudano un nero liquido che ormai nessuno vuole, potete approfittare della visita guidata che si terrà il prossimo 6 Novembre con partenza alle ore 9,00 dal luogo di incontro di Piazza Libertà a Ragusa ( vedi i dettagli in questo link )
Per motivi di sicurezza occorre essere dotati di scarponcini da trekking e lampada portatile di lunga durata.
Occorre prenotarsi in anticipo e inviare un formulario precompilato alla seguente mail :
museo.ragusa.uo3@regione.sicilia.it
Se sarete tra i 50 fortunati che potranno per la prima volta entrare nella cava di Streppenosa , vi suggeriamo di fotografare le tante variazioni di colore delle pareti che vanno dal bianco del calcare all'ocra e al rosso bruno degli ossidi di ferro disciolti nelle acque che si insinuano tra le fenditure delle rocce e che per gravità cercano di raggiungere il punto più basso, creando per merito del carbonato di calcio iridescenti concrezioni, stalattiti e stalagmiti ma anche delle piccole sferette luccicanti che prendono il nome suggestivo di perle di grotta ma che l'esperto chiamerà nel suo linguaggio tecnico: pisoliti.
Se avete già visto altre grotte sicuramente vi stupiranno le stalattiti nere costituite da un rivestimento di solida pece.
Vedere il dipinto dell''Annunciata di Antonello da Messina può emozionare ma credo che trovarsi  davanti ad un lago nero iridescente con delle cascatelle che generano un ruscelletto di  pece fluida, non sia un panorama consueto ed è difficile quindi non meravigliarsi soprattutto pensando a quel lontano progenitore detto homo sapiens che molto probabilente entrò guardingo in questo antro e per caso o attraverso fortuiti eventi intuì che quel liquido nero poteva aiutarlo a guardare gli occhi dei suoi familiari anche nella notte e forse tenere a bada lupi e serpenti e combattere con vantaggio contro eventuali nemici. Nella stessa area molti sono stati i ritrovamenti attestanti l'attività mineraria dei cosiddetti " uomini della cultura castellucciana", che oltre a produrre utensili in basalto e usare la selce, realizzarono oggetti in terracotta dai disegni elaborati visibili nei musei di Siracusa e in quelli di altre cittadine del ragusano.
In questa cava entrò nel 1781 anche il famoso geologo Deodat de Dolomieu da cui deriva il nome delle nostre splendide Dolomiti; egli descrisse entusiasticamente le tante meraviglie di Sicilia e gli strani fenomeni di interesse geologico osservati, dalle maccalube ai vulcani delle isole Eolie. Nonostante fosse un grande scienziato finì ingloriosamente in un carcere a Messina per aver partecipato all'attacco dell'isola di Malta; per nostra fortuna il suo appassionante resoconto di viaggio è leggibile ancora oggi.

Buon divertimento !

Saremo grati a chi volesse inviarci qualche immagine suggestiva della visita alla cava di asfalto : ne riporteremo naturalmente il nome e l'eventuale copyright. (usare il guestbook per contattarci ).

autore:Rolando Profita

31/01/11

A Palazzolo Acreide alla ricerca della dea Cibele e dell'unico museo di odeporica siciliana


Coloro che hanno studiato la lingua francese avranno qualche reminiscenza delle grandi opere della Commedia francese. L'opera di Moliere dal titolo "Il Borghese gentiluomo" è tra le nostre preferite.
Il  protagonista è uno strano e sorprendente personaggio: monsieur Jourdain.
immagine da Wikipedia (in francese)
Una delle scene più esilaranti della commedia, vede Jourdain alle prese con un insegnante che gli spiega la differenza tra la prosa e la poesia, facendo scoprire all'allievo, esultante per la scoperta, che lui senza saperlo  ha sempre " parlato in prosa" .
Bene, se adesso vi chiedessimo se siete patiti di odeporica, forse rispondereste con un arricciamento dubbioso delle labbra, sillabereste  un mah ! Digitando magari sullo smartphone il termine da ricercare con Wikipedia.
Se invece vi  chiedessi se amate leggere libri aventi per tema il viaggio inclusi i reportage, i diari, le raccolte di corrispondenza di naviganti ed esploratori di ogni genere ecco che voi senza pensarci rispondereste: ma certo !.
 Ecco allora che novelli Jourdain, avrete scoperto all'improvviso di essere amanti dell' odeporica, cioè di tutta quella letteratura di viaggio che si è ormai conquistata una sezione specifica nei cataloghi delle case editrici e spazi sempre maggiori nelle librerie più grandi.

Andando in libreria evitate di fare i saccenti chiedendo se abbiano una sezione odeporica; tranne qualche raro caso, il commesso vi guarderà senza sorridere replicando: cosa cerca in particolare ?
Al che sentito che cercavate il Viaggio in Sicilia di J.H.Von Riedesel, replicherà secco: no non lo abbiamo ma possiamo ordinarlo.
Ebbene dobbiamo svelarvi che gli esperti in materia odeporica e quelli che vi si dedicano sono nascosti tra le mura di varie università, svolgendo convegni e andando alla scoperta di manoscritti e nuovi documenti, dove il motivo conduttore è sempre il viaggio, qualunque sia il motivo per cui si è partiti da un certo luogo per raggiungerne un' altro.
Anche la Sicilia è stata raccontata da viaggiatori di ogni genere e molti sono i testi che ancora ci descrivono luoghi, ma anche sensazioni. Ritenendo fuori classifica l'Odissea di Omero, il più noto tra  i viaggi antichi comprendente descrizioni della Sicilia, va ricordato  il Kitab Rujar meglio noto come Libro di Ruggero, scritto da Idrisi, geografo arabo,  verso il 1154 per il re Ruggero II di Sicilia.
Scorrendo i cataloghi degli editori, troverete numerosi volumi con splendide descrizioni che narrano di una Sicilia che ormai è irrimediabilmente svanita ma anche di luoghi forse solo celati dall'uomo ma più spesso dalla natura che prende il sopravvento quando non viene domata dalla mano dell'uomo.

Nella biblioteca arabo-sicula di Michele Amari si trovano i nomi di numerosi viaggiatori arabi che danno descrizioni di quella che era la Sicilia prima e dopo l'anno 1000 (Ibn Hawqal, Al Muqaddasi, Ibn Gubayr..ecc) e si trovano anche testi interessanti di anonimi cronisti come il Codice di Cambridge (XIII sec) che narra della " Cronica dell'isola di Sicilia dal tempo che la occuparono i musulmani, e notizie di ciò che vi è avvenuto: guerre, scambi di emiri e simili cose".
Le meraviglie di Sicilia hanno attirato nel tempo nobili, scienziati e scrittori, di cui Goethe con i suoi Viaggi rappresenta forse lo stereotipo, capace di stupirsi davanti ad un' epigrafe ma anche inebriarsi dei profumi dei giardini siciliani. Tali scrittori erano spesso accompagnati da artisti che illustravano i luoghi con immagini che poi valenti incisori allegavano nei libri diffusi in varie lingue per la gioia di altri appassionati viaggiatori..
In realtà fino al settecento l'isola, attraversata da terremoti, eruzioni, pesti bubboniche ed altri malanni era vista come un attracco passeggero e secondario per coloro che da Napoli via mare si recavano verso Malta, le terre dei commerci proficui del levante e i luoghi santi della Palestina. 
A partire da quella data con la contemporanea rinascita (la costruzione delle città barocche di Noto, Ragusa e Avola) e quindi con l'aumentare di descrizioni più appetibili, crebbe anche il numero di coloro che partivano con lo scopo di toccare con mano le meraviglie del territorio siciliano.
Ovviamente non tutti riuscivano ad apprezzare ruderi e meraviglie archeologiche, difficili talvolta da raggiungere e spesso appena visibili, molti rimanevano su tracciati sicuri, ignorando lo spettacolo naturalistico tanto apprezzato dagli arabi: Idrisi descrive S.Marco D'Alunzio ricordando che " vi crescono dappertutto grandi quantità di violette che spandono dappertutto nell'aria un delizioso profumo".
Talvolta i giudizi sull'isola erano per ragioni di sintesi molto sbrigative; nell'enciclopedia di Diderot e D'Alambert (siamo nel 1751) dopo un excursus storico-geografico ampio e dettagliato si leggeva infine che :" la Sicilia non ha più nulla oggi di considerevole , a parte le sue montagne e il Tribunale dell'Inquisizione ".
Questa premessa ci è sembrata necessaria per potervi suggerirvi di visitare a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa l'unico museo in Italia dedicato al viaggio ed in particolare ai viaggiatori che hanno scelto la Sicilia come meta privilegiata e soggetto principale delle loro pittoresche descrizioni, fatte di parole, di pennellate o di incisioni raffiguranti antiche divinità , templi per riti a noi ignoti e luoghi ormai adibiti ad altri usi.

Il museo dei viaggiatori è ubicato all'interno del Palazzo Vaccaro e contiene numerose incisioni di quella Sicilia antica rappresentata in maniera pittoresca dalle opere dell'abate Saint Non, Jean Houel , Denon e tanti altri.
Oltre ad ammirare le numerose incisioni si potranno leggere le pagine di alcuni libri antichi come il Rebus Siculis del padre dell'archeologia siciliana Tommaso Fazello o l'Itinerarium Antonini Augusti et Burdigalense che descrive le vie di terra e di mare dell'Impero Romano inclusi gli itinerari che da Bordeaux conducevano a Gerusalemme.
A completare il viaggio non potevano mancare numerose mappe dell'isola da cui dedurre spostamenti di uomini e re e rammentare suddivisioni in regni ormai decaduti ma ancora presenti nei toponimi delle mappe ottenute con Google.
Se non siete mai stati a Palazzolo Acreide, cittadina patrimonio dell'umanità nella lista dell'Unesco, non perdetevi il museo di Antonino Uccello, una vera storia appassionata della vita del popolo siciliano attraverso centinaia di manufatti e utensili che raccontano meglio di tanti libri la storia dei contadini e dei tanti artigiani che con abilità e creatività hanno risolto i loro problemi quotidiani.

Le latomie di Siracusa(da i Viaggi di Denon)

Palazzolo richiede una visita senza fretta; solo così potrete assaporare la magia dell'antica Akrai, la città fondata dai corinzi-siracusani nel 664 a.C e nonostante l'azione corrosiva del tempo potete ancora meravigliarvi davanti ai cosiddetti santoni e davanti alla dea mater o Cibele e stupirvi  per l'eleganza delle tombe nell'area delle necropoli della Intagliata e Intagliatella dove si trovano curiose tombe trogloditiche bizantine.
Ritornando al tema del viaggio, non possiamo che lodare l'iniziativa del museo del viaggiatore, forse unico in Italia, ma ci auguriamo che da questo primo germe possa nascere anche per la Sicilia quello che è stato fatto all'Università di Viterbo: qui grazie all'infaticabile opera del prof. De Caprio è stato creato un archivio consultabile on line con numerosi testi di viaggiatori dell'area laziale, consultabile da casa al link della AVIREL : archivio dei viaggiatori italiani a Roma e nel  Lazio.
Interessante anche il sito del CISVA riguardante i viaggiatori dell'area dell'Adriatico.
Qualche spunto offre anche il CIRVI di Moncalieri in provincia di Torino che offre la sintesi di molte opere sul tema del viaggio.
Buon divertimento e non dimenticate di annotare e diffondere anche voi da buoni odeporici le vostre impressioni di viaggio.

Questo il sito del museo dei viaggiatori in Sicilia gestito dal Centro studi Houel
Il sito dedicato all'area archeologica di Akrai
Il sito con la descrizione delle cose da vedere nel comune di Palazzolo Acreide
Pernottare a Palazzolo Acreide in un B & B

autore:Rolando Profita

27/10/10

A Mili S.Pietro (Messina) un gioiello storico da vedere prima che sparisca per sempre

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno per la realtà delle cose;
il coraggio per cambiarle.
P.Neruda

Mili S.Pietro è un piccolo villaggio incastonato tra le colline ubicato a circa 10 Km dal centro di Messina.
Gli abitanti per distinguerla dai vicini agglomerati di Mili Marina e Mili S.Marco, la chiamano Mili superiore.
Tale frazione è raggiungibile dalla Strada statale 114 che conduce da Messina a Catania, seguendo poi per circa 3 km la Strada Provinciale 38.
Un'alternativa rapida per raggiungere Mili superiore è quella di percorrere la tangenziale di Messina, in direzione di Catania, uscendo allo svincolo di Tremestieri ben raccordato con le autostrade A 18 e A 20.

Poco prima di giungere al centro abitato sul lato della Fiumara, invasa, tranne d'estate, dalle acque del  torrente Mili , sorge un piccolo gioiello storico, seminascosto tra gli aranceti, silenzioso e abbandonato, in attesa che il tempo, l'incuria umana e il fato direbbero gli antichi, intervenga cancellandone per sempre il ricordo.

Certamente non è quello che sperano gli abitanti di Mili Superiore, nè gli appassionati giovani membri delle due associazioni GAL e Ionio, che non certo da oggi, sollecitano autorità locali e nazionali, inviando documentate petizioni e operando campagne stampa al fine di richiamare l'attenzione  su questo sito in serio pericolo di sparizione..
Ormai infatti non bastano gli interventi tampone provvisori e casuali realizzati in passato, ma è indispensabile attivarsi con un progetto organico e definitivo in cui il Fondo Edifici di Culto, gestore del bene, il comune ed il Prefetto di Messina , la Regione, la Curia forse e gli esperti del Mibac, decidano di intervenire magari con un po' di creatività utilizzando ad esempio una piccola percentuale delle tasse lucrate in Sicilia su Lotto, lotterie e derivati. Quel che ci preoccupa tuttavia è che al di fuori delle voci di pchi giovani volenterosi, siano assenti le voci istituzionali, religiose, dei professionisti, dei commercianti, degli studenti e soprattutto degli addetti ai lavori nel campo artistico e culturale.

Quella che vedete in foto è una porzione dell'abbazia basiliana di S. Maria la cui fondazione risale al 1092.
Un sito di notevole valenza turistica, ma soprattutto una memoria storica visibile che ancora ci ricorda gli avvenimenti di oltre mille anni fa.
Ad autorizzarne la fondazione, nello stesso sito dove già esisteva un antico cenobio, fu il conte Ruggero della dinastia dei Normanni che si guardò bene dal distruggere i segni dei precedenti conquistatori.  Le cupolette oggi sbiadite rammentano quelle ancora rosate di S. Giovanni degli Eremiti a Palermo e la dominazione araba che in questa vallata, di recente stravolta da un'alluvione, creò giardini di aranci, gelsomini e quindi anche edifici religiosi per quei colonizzatori che portarono con sé un patrimonio di conoscenze che ancora oggi è possibile scoprire (chi sa più a cosa serviva la saia ?) nei vari manufatti legati alla gestione dell'acqua e all'irrigazione dei giardini. Occorre"Valorizzare" dicono gli addetti ai lavori usando una parola abusata oggi, per trovare occasioni per spendere fondi europei, ma quasi mai a vantaggio dello sviluppo locale e della collettività.
Tornando al passato: in un diploma in lingua latina a conferma dei fatti citati si può leggere che Ruggero "ha edificato il templum S.Mariae Virginis in fluvio nominato Mili e ne ha affidato la guida ad un abate di nome Michele affichè vi costituisca una comunità di monaci ".
Naturalmente al cenobio di S.Maria vennero assegnati vari possedimenti e privilegi come era d'uso durante il periodo Normanno; tali privilegi perdurarono per molti secoli e consentirono all'intera valle, anche in tempi successivi, di prosperare grazie alla presenza di mole per il grano (dal quale deriva forse il toponimo di Mili), giardini di agrumi e laboratori per la produzione della seta.
Tra gli altri avvenimenti riportati in antichi Codici conservati in Vaticano si evince che nel 1364 vi fu sepolto l'egumeno Barnaba, informazione questa che conferma che in quel periodo tale monaco fosse alla guida di una comunità ortodossa di rito bizantino.
Alla fine del XV sec. Pietro di Cardona fu nominato da Ferdinando II, "abate Commendatario di S. Maria", mentre nel 1542 Carlo V assegnò le rendite del monastero all'Ospedale Grande di Messina creato per raggruppare gli altri 15 già esistenti. Tale struttura verrà distrutta dal terremoto del 1908.
L'evento però di maggior interesse risale tuttavia al 1092  data della fondazione dell'Abbazia ma anche data della morte di Giordano, uno dei figli di Ruggero che morto a Siracusa, venne poi sepolto tra queste mura oggi pericolanti che fino ad anni recenti hanno accolto ovini piuttosto che turisti avidi di antiche storie.
Il sepolcro marmoreo con l'epigrafe dedicata allo sfortunato Giordano dovrebbe trovarsi presso i depositi del Museo di Messina. Il reperto non è visibile al pubblico, non essendo considerato un pezzo di rilievo e non comparendo quindi nella descrizione dell'itinerario museale.
Oggi quindi il viaggiatore curioso potrà solo recarsi a Mili superiore per guardare da lontano quelle mura dai cromatismi bizantini  e quelle cupolette arabeggianti ma non potrà avvicinarsi visto che anche i gradini che ne consentivano l'accesso sono ormai dissestati e le erbacce hanno invaso i vari spazi interni.
Il viaggiatore evoluto e curioso avrà trovato sul web una splendida  pubblicazione , frutto della lodevole opera degli esperti redattori dell'ICCD dal titolo" Itinerari Medievali in Sicilia". (vedi link in basso).
Le pagine on line e l'opuscolo scaricabile da internet illustrano doviziosamente siti di sicuro interesse, inclusa l'abbazia S.Maria di Mili, ma che i compilatori non avranno certamente visitato, perché non è quello il loro compito: ma allora perché spendere soldi pubblici (Cipe) per descrivere siti che sono lasciati invece in stato di abbandono dalle stesse autorità che ne dovrebbero promuovere la conoscenza e la conservazione?
Per partecipare alle tante votazioni e quiz in TV si spendono fino a 0,75 cent., se domani una personalità di rilievo chiedesse 1 euro a tutti gli abitanti di Messina e provincia per salvare il sito di S.M aria di Mili, chi si asterrebbe ? Forse pochi se fosse chiaro cosa fare e in quanto tempo farlo e come rendere partecipi tutti i sottoscrittori dell'impiego dei fondi e del risultato finale.
Meglio fare e pentirsi che non fare e pentirsi, diceva Tito Livio.
Un'altra idea, che giriamo alle associazioni locali, potrebbe essere quella di porre una webcam su S.Maria e far vedere al mondo... l'estinzione in diretta del monumento, noi ovviamente preferiremmo assistere alla sua ricostruzione.
Anche un bel video su You tube potrebbe smuovere " qualcosa", prendendo magari in prestito una corda sufficiente per legarsi in 50 intorno alla Chiesa e filmando il tutto, raccontando al mondo di questo sito.
Lo sdegno ormai non serve, per cambiare le cose occorre il coraggio e non di pochi.

autore: Rolando Profita
foto di Bruno Lipari


Ecco un elenco di link per chi volesse approfondire l'argomento:
http://www.panoramio.com/photo/7087046


22/10/10

Nasce oggi il blog Sicilia segreta


La Sicilia diceva Goethe" è la chiave di tutto" e quindi non dovrebbe stupire il fatto che  il suo territorio sia ricco di tesori nascosti o dimenticati.
  Occorre tenacia e perseveranza per ritrovare antichi manufatti e straordinarie vestigia del passato, ma confidiamo anche nella collaborazione dei lettori e di tutti gli appassionati di cose di Sicilia
Innumerevoli sono ancora le tracce di questi tesori, disseminati lontano dalle principali vie di transito, e talvolta ignorati dagli stessi abitanti, occupati dal vivere il tempo presente con tutti i suoi problemi.
Attraverso l'impegno e la caparbietà di pochi, questi tesori descritti in antichi testi, a poco a poco riappaiono e divengono nuovamente visibili, ancora in grado di raccontare un passato straordinario dove re e regine, condottieri e navigatori, poeti, nobili, artigiani, eremiti, mentitori, santi e mercanti, ancora rivivono in quel proscenio naturale nel cui ricordo antichi poeti si struggevano per la nostalgia.
Ci piace qui ricordare  le parole del poeta siracusano Ibn Hamdis che esiliato dalla sua Sicilia così scriveva:
Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell'animo il ricordo.
Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni.
Se son stato cacciato da un paradiso come posso io darne notizia ?

Creare un blog per agglomerare utili informazioni e colmare le numerose lacune dell'informazione in rete o rendere tali informazioni più appetibili ( con foto, video e altri supporti sonori e musicali) è il nostro intento.
Con esso ci rivolgiamo sia ai viaggiatori più curiosi che desiderano scoprire un'altra Sicilia, più intima e segreta, ma anche ai Siciliani che intendano ri-scoprire i tesori della propria terra .
Chi si è dedicato con passione alla riscoperta di luoghi e siti dimenticati ha constatato ormai da tempo quanta parte del patrimonio storico, archeologico e ambientale sia minacciato e assediato da incuria e indifferenza e dai tanti altri mali che è inutile enumerare.
 L'impegno di questo blog quindi sta anche nel mettere in luce siti nascosti, poco noti o dimenticati, che solo con un movimento collettivo, la partecipazione e l'iniziativa dei singoli cittadini si può sperare di salvare, affinchè i nostri figli e nipoti possano ancora leggere nel territorio la storia dei nostri e loro progenitori e di un'isola che Omero usando il suo antico nome di Trinachia descriveva così nell'VIII sec. a.C:
E all'isola di Trinachia verrai:
qui in numero grande 
van pascolando le vacche del Sole
e le floride greggi...
L'altro intento del blog sfrutta le potenzialità del web ed i suoi molteplici strumenti che consentiranno anche agli appassionati di Sicilia ovunque siano residenti, di leggere i nostri articoli in oltre 20 lingue diverse.
Molto spesso infatti iniziative lodevoli ed eventi anche a salvaguardia dei beni collettivi non varcano i limiti delle rispettive comunità, se non per il tramite di eventi tragici o disastri che fanno scoprire al pubblico luoghi mai descritti nelle guide turistiche e reperti di grande valore storico, abbandonati o dimenticati in angusti depositi.
Chi condividesse questa nostra stessa passione è il benvenuto e ben accetti saranno quindi i contributi, i suggerimenti e le "dritte" su luoghi, eventi, storie dimenticate e fatti, purchè correlati al progetto di Sicilia segreta.

Rolando e Bruno